MOUNTAIN BIKE IN ROMAGNA
/ M.Marittima - Ortazzino
M.MARITTIMA-ORTAZZINO
Lunghezza: 28 km
Difficoltà: bassa
Durata: 1 ora e 30'
Da sapere
Per rompere il fiato è l'itinerario giusto. Si inizia con pochi chilometri, ma il cuore pulsa in questo parco. Il percorso soft non richiede particolari destrezze tecniche, ma vista aguzza per osservare. Le gomme possono essere anche di sezione stretta, meglio portare camera d'aria di scorta e pompa. L'acqua scarseggia, serve la borraccia piena.
Il percorso
Dante, Byron e Boccaccio hanno reso famosa la "foresta spessa e viva" con i loro versi. Oggi la pineta ravennate magnifica il Parco del Delta del Po e conserva tutta la sua poesia. Lo Stadio dei Pini "G. Todoli" a Milano Marittima è il punto di partenza perché offre la possibilità di parcheggiare l'auto ed una fontana per fare provviste d'acqua. Con il primo sentiero a destra si sbuca sul pittoresco canalino, immissario delle saline. Un comodo ponte in legno lo scavalca sulla destra ed incrocia via Jelenia Gora. Di là spadroneggia ancora la pineta fino a via Nullo Baldini: è sufficiente proseguire sullo sterrato principale verso nord
e la si incontra. La vegetazione mediterranea è custodita intorno ai pini secolari. Spuntano l'erica, il cisto e la rapunzia. Gli arbusti rispondono con l'apocino e l'olivello. E ancora l'asparago, il ligustro, il prugnolo ed il sorbo domestico costituiscono la macchia, lontani dallo sguardo umano. Sepolte, le orchidee, dipingono il sottobosco con la loro intonazione. Sopra intanto volteggia la garzetta, oppure si attardano combattenti e pittime reali. Avanti però, perché la sbarra lascia un varco stretto e la Nullo Baldini si fa attraversare solo con doppia precauzione. La rotatoria porta alla discoteca Stork sulla sinistra, poi, dopo la curva a gomito, si diparte sulla destra uno sterrato che profuma di coltivi. In poche pedalate si giunge all'argine del Savio palpitante e risalendolo c'è il ponte che separa Lido di Savio da Lido di Classe. Sull'altra sponda lo segue uno sterrato di capanni e reti che guardano le correnti. Poco dopo c'è un varco a destra e si risale l'argine per seguire l'inghiaiata. Si incrocia via dei Lombardi percorrendo poi a destra la ciclabile ai margini della strada. A sinistra la pineta sfoggia un po' di verde, sempre diritto dopo una curva a sinistra ed una a destra s'incunea lo stradello che conduce in spiaggia. A sinistra, quando si fa sterrato, ecco la sbarra che custodisce l'Ortazzino. In fondo all'oasi si trova la foce del Bevano, in un incanto di intricate vegetazioni. Si sale a destra sull'argine che digrada subito alla casa forestale: questo balcone sull'ansa del Bevano spia aironi e rondini di mare. Ruchetta, gramigna delle spiagge e sparto pungente si arruffano nella brezza che insorge da est. Girate le due ruote, il primo sentiero a destra rompe la contemplazione, poi il seguente a sinistra assimila lo sforzo, tanto pulsa il ginepraio lì vicino. Pedalare sul tappeto di aghi, pigne e ramoscelli non fa scorrere le gomme grasse ma inebria come la mulattiera. Al primo bivio il copertone scivola a sinistra, poi a destra si trova lo stradello dell'andata e si avvicina il Lido. Si ritorna sulle vecchie pedalate: chi è stanco va a sinistra in asfaltata e dopo il ponte che conclude il rettilineo tira diritto. Altrimenti si va a destra per l'argine gibboso e poi a sinistra si ode via Nullo Baldini. La pineta a Milano Marittima distende il solito stradello ed il "Canalino" illanguidisce fra gli steli al sole.
Storia
Cervia ha origini Etrusche ed i primi insediamenti risalgono alla tarda Età del Bronzo. Il primo documento che ci parla di questo territorio risale al 501 d.C. A quell'epoca si chiamava Ficocle, la cui ubicazione forse può essere individuata nell'isola delle saline denominata Prato della Rosa. Distrutta dall'esarca Teodoro nel 709, risorse con il nome attuale, che potrebbe derivare da "acervi" (mucchi di sale). La sua sorte fu legata strettamente a quella delle saline, motivo di conquiste e guerre feroci da parte delle vicine signorie. Particolarmente sanguinose furono le lotte fra i da Polenta, signori di Ravenna, e i Malatesta, signori di Rimini, per impadronirsi di un minerale utilizzato anche come merce di scambio. Nel 1463 Novello Malatesta la vendette alla repubblica di Venezia, che però fu battuta dalla Lega di Cambrai ad Agnadello. Cervia quindi ritornò alla Santa Sede, dal cui dominio uscirà solo nel 1859, a parte la parentesi napoleonica. Nel 1697 Papa Innocenzo XII firmò il chirografo che sanciva il trasferimento della città in un luogo più salubre. Cervia vecchia fu smontata pietra dopo pietra e ricostruita in riva al mare. La città nuova mantenne per molti anni la sua connotazione economico - sociale, i cui protagonisti furono salinari, pescatori e braccianti. Con l'avvento del turismo la città del sale ha cambiato volto ed oggi si pone ai primi posti nel settore dell'industria delle vacanze.
Da vedere
Il patrimonio artistico culturale di Cervia è assai vasto, grazie ad una storia che ha radici lontane. Uniche testimonianze della città vecchia però sono rimaste la chiesa sconsacrata della Madonna della Neve ed il santuario della Madonna del Pino. La prima si trova in mezzo alle saline e fu costruita entro le mura antiche nel 1603, la seconda fa bella mostra nei pressi delle Terme e risale al 1487. Sulla piazza principale si affaccia poi il palazzo Comunale, uno dei maggiori edifici del quadrilatero, realizzato nel settecento insieme alla cattedrale che lo fronteggia. Poco più avanti il corso Mazzini ospita la chiesa del Suffragio, costruita nel 1722 dalla confraternita del SS Sacramento. Proseguendo si possono visitare la chiesa di S. Antonio da Padova ed i magazzini del sale. Questi ultimi si dividono nelle due mirabili opere architettoniche della torre e della darsena, protette un tempo dalla torre S. Michele. Questo complesso fu costruito alla fine del seicento per contenere e proteggere l'oro bianco. Nella frazione di Pisignano invece troviamo una delle più antiche pievi del ravennate, quella di S. Stefano. Risale al 977 e nel 1512 fu distrutta per essere riedificata nel 1521.






